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Sistema Dream Gate

Sistema Xunaan Ha

Jaguar cave & Tortoise cave

Sistema Renzo

X'cacel & X'cacelito

Storia di una connessione...

Tutto inizia il 22 febbraio 2009.

Mi chiama Alain Pocobelli e mi chiede se ho voglia di fare un tuffo da qualche parte. Non c’è da lavorare, e così rispondo perché no, meglio andare sott’acqua che annoiarsi.

Lo aspetto, ma tarda poco; sfogliamo un po’ di mappe mentre decidiamo dove andare e alla fine decidiamo di andare a vedere una sezione del sistema Aktun Ha, chiamato anche amichevolmente Car Wash… prima di scoprire le grotte sommerse veniva usato come autolavaggio (!!!)

Sono in via di modifiche al mio sistema side-mount che non è ancora pronto, e mi mancano delle parti fondamentali, così decidiamo di scendere con il back-mount classico. Carichiamo tutto il necessario sul pick-up, compresa una buona scorta di repellente per zanzare, visto che l’ultima volta era stata quasi necessaria una trasfusione (!!!).

 Alain si mette alla guida, musica rock a manetta e via verso sud.

 Presto passiamo davanti al Rancho Lagunero, e Alain mi chiede se mi sono mai immerso nel cenote Dream Gate, che si trova appunto all’interno di questa proprietà.

Rispondo di no, già me ne hanno parlato, ma non è mai capitata l’occasione. Alain mi dice che ci ha fatto qualche tuffo nella zona di caverna guidando i Cavern Tour, attrazione turistica subacquea molto in voga nella riviera Maya. Mi parla di formazioni calcaree molto belle, che ricordano quelle del sistema Nohoch, e continua dicendomi che ci sono grotte già esplorate che partono sia in direzione up-stream che down-stream.

 Uno scambio di sguardi intercorre rapido tra noi.

Luce direzionale a destra. Accosta a bordo strada. Occhiata nello specchietto. Svolta a U.

Ed entriamo nel Rancho Lagunero.

 Ci fermiamo di fronte all’abitazione del guardiano e paghiamo la nostra entrata, quindi proseguiamo verso l’ingresso del sistema, il cenote Dream Gate che dista ancora 1200 metri di carrareccia nella selva messicana.

Il cenote offre una vista mozzafiato. Un cratere di 20 metri di diametro che sprofonda con pareti strapiombanti fino alla superficie dell’acqua, sette metri più in basso. Al centro del cenote ciò che in tempi antichi costituiva la volta dell’enorme caverna simula un isolotto circondato da acqua cristallina.

Fortunatamente, pochi anni or sono, il cenote è stato usato come base per un documentario sui sistemi acquiferi della penisola dello Yucatan, ed è rimasta, ad uso dei subacquei, una comoda scala per scendere e una piattaforma da dove cominciare le immersioni.

 Cominciamo a scaricare le nostre attrezzatura dall’auto e a prepararle per l’immersione. Essendo la prima immersione per entrambi non sappiamo bene cosa ci aspetta, e decidiamo quindi di dotarci di 3 jump-spool a testa. Il reel principale per l’ancoraggio in acqua libera non è necessario, in quanto la linea-guida per i cavern tour inizia dalla piattaforma stessa.

Intanto chiacchieriamo, e cerchiamo di immaginare come sarà la nostra immersione. Decidiamo di non fare jump a meno che non si rivelino necessari; a entrambi, quando entriamo per la prima volta in un sistema, piace avere un’idea della main line prima di iniziare a visitare i passaggi laterali.

 Le attrezzature sono pronte, indossiamo la muta, il bibo, e saltiamo in acqua.

Come ogni immersione, iniziamo con i controlli preliminari, eventuali bolle, rivediamo il funzionamento di tutta l’attrezzatura, in particolar modo i sistemi di illuminazione, rivediamo il piano e decidiamo i limiti della nostra immersione.

E si va dentro.

Alain è davanti, ma non c’è problema… le cose che vede lui non scappano di certo prima che io possa arrivare… d’altra parte… stanno lì da migliaia (o milioni?) di anni…

Iniziamo a seguire la main line, ma dopo pochi minuti ci troviamo davanti alla prima intersezione a T. Bisogna prendere una decisione, e scegliamo di andare a sinistra; non per altro, ma perché sappiamo che a sud ovest si trova il sistema Nohoch e perché Alain sospetta che il Dream Gate faccia parte dello stesso sistema.

Però dopo un’altra manciata di minuti ci troviamo davanti ad un’altra T; e poi jump obbligati, da fine linea a metà di un’altra, poi altre T e altri jump.

La navigazione comincia a farsi veramente complessa, ma abbiamo una linea continua fino all’acqua libera e abbiamo marcato bene la nostra uscita, così proseguiamo.

Entrambi sappiamo che incontrare così tante intersezioni a T ha un solo significato: la mappatura del sistema non è mai stata portata a termine, e in questi casi, spesso, ci sono ancora molti passaggi da esplorare.

La profondità è modesta, appena si superano i 10 metri, ma la maggior parte del tempo stiamo intorno agli 8, così il consumo di aria è veramente ridotto.

E dopo circa 50 minuti di immersione, la sorpresa: la linea finisce improvvisamente legata ad una stalagmite e davanti a noi la grotta prosegue dritta. E grande.

Alain ha ancora un reel con 150 piedi di linea, ed è tutto ciò che ci rimane oltre ai safety reel, e immediatamente decidiamo di connettere linea con linea e proseguiamo.

La grotta appare vergine. Non c’è nessuno dei segni che i subacquei, anche i più bravi, lasciano quando entrano per la prima volta in una grotta sommersa.

I 150 piedi di linea finiscono in fretta, e non ci rimane altro da fare che chiamare l’immersione e avviarci verso l’uscita.

 Quando usciamo dall’acqua non possiamo parlare d’altro. Rimpiangiamo di non avere portato con noi altre bombole. Sembra incredibile di poter trovare ancora grotte da esplorare così vicine e a portata di mano.

Ma devono passare 5 giorni prima di avere l’occasione di tornare dentro.

E il 27 febbraio siamo di nuovo lì. Questa volta con una bombola di fase e il bibo. Ripetiamo tutto il percorso fatto nella prima immersione e arriviamo al fine linea. Questa volta siamo attrezzati, abbiamo con noi un reel intero con sagola annodata a intervalli di 10 piedi (per il calcolo della distanza in fase di mappatura) e line markers con i nostri nomi.

Ma riusciamoa stenderne poco più dei 150 piedi che avevamo già visto la volta precedente. Più entriamo più il passaggio si fa piccolo, e alla fine è evidente che il back-mount non è più la configurazione che ci può permettere di continuare la nostra esplorazione.

 Siamo fuori un’altra volta, e a mente più fredda decidiamo di raccogliere maggiori informazioni.

Scriviamo a Jim Coke, della Quintana Roo Speleological Survey (QRSS) per sapere se in quel sistema sono in corso esplorazioni o mappature.

Ci risponde che il progetto era stato iniziato da Buddy Quattlebaum e Chris Stanton nel 2004, ma poi abbandonato per perdita di interesse.

 Passiamo quindi da Robbie Schmittner per chiedergli i dati della mappatura. Ci darà i dati solo autorizzato dagli esploratori originali.

Così incontriamo Buddy e Chris, che non solo sono d’accordo a farci avere tutte le informazioni, ma a cui fa anche piacere che qualcuno abbia voglia di continuare un loro vecchio lavoro.

In più Chris ci suggerisce di andare a vedere un altro sistema che stava esplorando nello stesso periodo, il sistema Pierre P, chiamato anche “amichevolmente” Piss Hole che si trova a sud del Dream Gate; a detta di Chris “manca poco per connetterli”.

 Intanto abbiamo anche acceso la curiosità di Robbie, e Steve Bogaerts, due leggende viventi del cave-diving, che stanno cercando da anni la connessione tra i sistemi Nohoch e Dos Ojos. Il Dream Gate e il Pierre P si trovano esattamente in mezzo a questi due giganti, e viste le dimensioni decidiamo di dividerci i compiti.

Alain ed io rimarremo ad esplorare e a mappare il Pierre P, mentre Steve e Robbie cercheranno di scendere dal Dream Gate.

Cominciamo quindi una serie di immersioni per ricontrollare i dati rilevati da Chris Stanton  che differiscono leggermente dalle condizioni attuali. Non solo, ma alcune linee guida non sono mai state mappate.

A causa delle ridotte dimensioni dei passaggi e della scarsa visibilità che si viene a creare per la percolazione di particelle dal soffitto decidiamo di immergerci da soli con attrezzatura side-mount, Alain nella sezione down-stream e io nella sezione up-stream.

 Dalla prima immersione vedo immediatamente che l’esplorazione è appena cominciata e subito interrotta. C’è parecchio da fare, tanti passaggi da vedere, tanta sagola da stendere.

Il passaggio principale si snoda molto vicino alla superficie, tra i 4 e i 6 metri di profondità, con numerose sacche di gas sul soffitto. Le radici degli alberi la fanno da padrone, e si stendono nei condotti trascinate dalla debole corrente, formando dei cespugli allungati.

Le stalattiti e le stalagmiti con il loro colore nocciola si alternano ai tunnel freatici bianchi dove risaltano i fossili marini incastonati nel calcare.

Le dimensioni sono ridotte. Spesso si incontrano “maggiori restrizioni”. La prima è ad appena 10 metri dall’inizio del settore up-stream. “Maggiore restrizione” significa che un subacqueo equipaggiato con un bibombola classico sulla schiena non riesce a passare

 La massima distanza raggiunta da Chris dall’entrata è di 510 metri, circa a metà percorso una intersezione tra 4 passaggi. L’uscita, due tunnel verso nord-nord-ovest e il passaggio principale che segue verso sud-ovest. Strana direzione, in quanto i sistemi sono quasi tutti orientati da nord-ovest verso sud-est.

 Le immersioni si susseguono una dopo l’altra. Dopo aver ripreso tutti i dati della sagola posata da Chris Stanton ho cominciato un lavoro sistematico di esplorazione dei passaggi laterali che mi ha portato ad esplorare 282 metri di tunnel vergini. L’emozione di passare in posti mai visti da nessun altro essere umano è fortissima. Troppo spesso mi viene da pensare “Questo è il passaggio giusto” e poi dopo poco mi capitava di trovarmi imbottigliato in un cul de sac.

Una zona, specialmente, mi ha lasciato impressionato: Dopo una restrizione particolarmente piccola mi è capitato di vedere una delle sale più riccamente decorate da formazioni calcaree di tutto il sistema.

 La rivelazione l’ho avuta quasi alla fine. Verso nord-ovest si apriva un passaggio largo e basso, quasi un laminatoio col fondale ricoperto di sedimento organico molto scuro. Generalmente questo tipo di sedimento indica la presenza di un cenote sopraflusso; solo attraverso un’apertura infatti possono entrare nell’acqua elementi organici quali foglie, frutti, legno.

Per l’esplorazione di questo tratto ho dovuto attrezzarmi con una ulteriore bombola di fase, in quanto mi serviva un terzo di questa solo per arrivare fino all’inizio di quel tratto, e in modo da avere le due bombole da penetrazione ancora piene.

In questa sezione ho esplorato 663 metri di passaggi e, come mi aspettavo, ho trovato la connessione con un altro cenote.

Ho proseguito oltre questa apertura fino ad arrivare alla massima distanza dall’entrata principale di 815 metri.

Alla fine il flusso si presentava diviso, e i tunnel sempre più piccoli e ramificati.

In uno di questi alcune decorazioni calcaree impreziosivano una camera apparentemente senza altri passaggi. Spesso la visuale inganna, e ciò che è evidente visto da una parte può risultare improbabile visto dall’altra, ho proseguito quindi le esplorazioni cercando di forzare dei passaggi più a sud di questa camera.

 Finché il 2 maggio 2009 Robbie Schmittner, entra dal cenote Koxol Ka’an, già connesso al sistema Nohoch/Sac Actun,  alla ricerca di una linea guida posata da Steve Bogaerts nel settore downstream del sistema Dream Gate.

E mentre la direzione di ricerca era perfetta, così non era la profondità, e passa letteralmente sopra al tunnel esplorato da Steve, che si trova a 5 metri più in basso.

Ma il passaggio in cui si trova prosegue ancora, e Robbie non si ferma, finchè dopo l’ultima restrizione si ritrova davanti ad una linea posta perpendicolarmente alla sua direzione.

E’ la linea messa da me, e pochi metri dopo Robbie vede uno dei miei marcatori.

Capisce subito dove è arrivato, e capisce di aver superato il passaggio aperto da Steve. Torna così indietro finché riesce a vedere un’apertura verso est, ed è quella che lo porta a trovare, dopo circa 80 metri, la linea di Steve nel sistema Dream Gate.

 A conclusione di tutto posso dire di sentirmi onorato per aver partecipato ad un’altra connessione del Sistema Sac Actun insieme a due autentici fuoriclasse delle esplorazioni speleosubacquee, quali sono Robbie e Steve.

Il totale dei passaggi aggiunti al secondo sistema più grande del mondo ammonta a 10470 metri.

 

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